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	<title>Giovani Democratici Roma XI</title>
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		<title>IL CALENDARIO DI MUSSOLINI E LE PERLE DELLA DESTRA ROMANA</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 17:17:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Baldassari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CALENDARIO DI MUSSOLINI E LE PERLE DELLA DESTRA ROMANA
&#8220;Il finanziamento di centomila euro per una sfilata di carnevale con le
maschere di Mussolini e Hitler, la commissione di correttezza sui libri di
testo nelle scuole ed infine la trovata di pessimo gusto del candidato Pdl
Luigi Celori alle regionali di distribuire il calendario di Mussolini.Sono
le tre perle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL CALENDARIO DI MUSSOLINI E LE PERLE DELLA DESTRA ROMANA</p>
<p>&#8220;Il finanziamento di centomila euro per una sfilata di carnevale con le<br />
maschere di Mussolini e Hitler, la commissione di correttezza sui libri di<br />
testo nelle scuole ed infine la trovata di pessimo gusto del candidato Pdl<br />
Luigi Celori alle regionali di distribuire il calendario di Mussolini.Sono<br />
le tre perle che la destra romana ha regalato ai cittadini di Roma negli<br />
ultimi quindici giorni, e che si vanno a sommare ai continui rigurgiti<br />
fascisti a cui assistiamo quotidianamente da quando Alemanno è sindaco. Non<br />
bastano le smentite del primo cittadino e della candidata Renata Polverini,<br />
la campagna elettorale del Pdl nel Lazio e a Roma ci mette di fronte<br />
all&#8217;ennesimo episodio di apologia del fascismo.&#8221;<br />
&#8211;<br />
Domenico Romano segretario romano Giovani democratici<br />
Francesco Di Giovanni presidente romano Giovani democratici</p>
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		<title>COMUNICATO GIOVANI DEMOCRATICI ROMA: CONDANNA GESTO INTIMIDATORIO CIRCOLO PD PARIOLI</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 17:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Baldassari</dc:creator>
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		<category><![CDATA[attentato]]></category>
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		<description><![CDATA[I Giovani democratici di Roma sono solidali con i compagni e con gli amici
del Circolo Pd di Parioli. La bomba contro il circolo è l&#8217;ennesimo atto
intimidatorio ed ennesimo episodio di violenza che attanaglia la città. La
presenza costante di frange estremiste è un segnale di preoccupazione per
tutti i cittadini. Chiediamo a tutte le forze politiche di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Giovani democratici di Roma sono solidali con i compagni e con gli amici<br />
del Circolo Pd di Parioli. La bomba contro il circolo è l&#8217;ennesimo atto<br />
intimidatorio ed ennesimo episodio di violenza che attanaglia la città. La<br />
presenza costante di frange estremiste è un segnale di preoccupazione per<br />
tutti i cittadini. Chiediamo a tutte le forze politiche di tenere, un<br />
comportamento responsabile. Tutte le forze politiche devono fare fronte<br />
comune e non concedere sponde di nessun tipo a movimenti eversivi. Solo<br />
così si possono isolare questi fatti.</p>
<p>Domenico Romano Segretario Gd Roma<br />
Francesco Di Giovanni Presidente Gd Roma</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Scuola, riforma superiore. La Gelmini oscura i forum</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 20:36:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Baldassari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ha definita una &#8220;riforma epocale&#8221;, frutto di &#8220;un ampio confronto&#8221; con il mondo della scuola. Ma subito dopo lo show a Palazzo Chigi spalleggiata da Silvio Berlusconi, la maestra &#8220;unica&#8221; dell&#8217;istruzione ha oscurato tutti i forum sul riordino della scuola superiore dal sito istituzionale Indire, l&#8217;Agenzia nazionale per lo sviluppo dell&#8217;autonomia scolastica.
Una vera e propria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;ha definita una &#8220;riforma epocale&#8221;, frutto di &#8220;un ampio confronto&#8221; con il mondo della scuola. Ma subito dopo lo show a Palazzo Chigi spalleggiata da Silvio Berlusconi, la maestra &#8220;unica&#8221; dell&#8217;istruzione ha oscurato tutti i forum sul riordino della scuola superiore dal sito istituzionale Indire, l&#8217;Agenzia nazionale per lo sviluppo dell&#8217;autonomia scolastica.</p>
<p style="text-align: justify;">Una vera e propria censura per docenti, studenti e genitori. Sul web sono stati oscurati tutti i i thread intitolati &#8220;Conosci e commenta la riforma&#8221;. Un atto che la Gelminini ha compiuto senza alcun preavviso e senza alcuna motivazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo denuncia con rabbia  il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia, materia scolastica che per altro la Gelmini ha pressochè &#8220;bandito&#8221; dalla sua scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto secondo Tuttoscuola, la riforma delle superiori porterà al taglio di 7 mila insegnanti negli istituti tecnico-professionali. Gli schemi iniziali dei regolamenti della riforma, approvati tra maggio e giugno 2009, prevedevano, spiega il mensile di settore, l&#8217;avvio della riforma anche per il secondo anno di corso per tutti, ma la critica generalizzata a questo doppio avvio ha convinto il ministro dell&#8217;istruzione, Mariastella Gelmini a desistere, limitando l&#8217;avvio al primo anno. «Chi, invece, non era disposto a desistere era il ministero dell&#8217;Economia che dal minor orario delle seconde classi aveva programmato un cospicuo risparmio di risorse &#8211; ricordano da Tuttoscuola &#8211; per non incorrere nella clausola di salvaguardia, il Miur ha dovuto trovare altre risorse a compensazione e lo ha fatto riducendo gli orari delle classi successive alla prima (quinte escluse) per i tecnici e l&#8217;orario delle seconde e terze per i professionali (i licei sono salvi), con effetto immediato da settembre».</p>
<p style="text-align: justify;">Per le classi dei tecnici si passerà dall&#8217;orario medio settimanale di 36 ore a 32 ore (sono interessate quasi 24 mila classi), con una conseguente riduzione di docenza pari a circa 5.300 posti di docente (senza contare anche i 400-500 posti di insegnanti tecnico pratici).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;operazione dimagrimento per i professionali interesserà circa 10.800 classi, calcola Tuttoscuola: per le seconde si passerà dall&#8217;orario medio settimanale di 36 ore a 32, per le terze da 36 a 34 ore. La conseguente riduzione oraria dovrebbe determinare un minor fabbisogno di docenza pari a circa 1.800 posti (senza contare anche un centinaio di posti di insegnanti tecnico pratici «a registro»).</p>
<p style="text-align: justify;">Complessivamente, quindi, i posti di docenza nelle classi intermedie dei tecnici e dei professionali si dovrebbero ridurre di oltre 7 mila posti. A questi sono da aggiungere almeno 500 posti degli insegnanti tecnico pratici. Si tratta, comunque, di stime da verificare, spiega il mensile, con le determinazioni dei nuovi organici che il Miur si prepara a definire per il prossimo anno scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">da &#8220;L&#8217;Unità&#8221; 08 febbraio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">di ma.ier.</p>
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		<title>Risorgere all&#8217;alba di una nuova storia</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 19:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Donatelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia le giovani generazioni sono oggi politicamente e socialmente ininfluenti. La società italiana non ama i giovani: non crea le condizioni per una loro partecipazione alla democrazia: non solo da un punto di vista politico, ma nega loro anche gli spazi sociali, le possibilità di sviluppo economico e intellettuale, la stessa serenità e speranza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In Italia le giovani generazioni sono oggi politicamente e socialmente ininfluenti. La società italiana non ama i giovani: non crea le condizioni per una loro partecipazione alla democrazia: non solo da un punto di vista politico, ma nega loro anche gli spazi sociali, le possibilità di sviluppo economico e intellettuale, la stessa serenità e speranza nel futuro di cui poteva godere la generazione precedente. La Repubblica è in evidente stato di disgregazione politica e sociale, oltre che di crisi economica. La distruzione del sistema politico della Prima Repubblica, la fine dei partiti di massa che in essa si erano sviluppati e il declino delle tradizioni politiche (e dei punti di riferimento economico-sociali) di cui essi erano portatori hanno lasciato un vuoto che non si è più colmato: quella che oggi chiamano la “Seconda Repubblica” in realtà non è mai veramente nata, perché mai è nato un sistema partitico stabile, mai sono state portate a compimento le necessarie riforme istituzionali, soprattutto mai in Italia si è più vista una classe politica che, nelle diverse declinazioni politiche, ha più avuto quel senso dello Stato e quella capacità di guida politica del Paese di cui poteva vantarsi la prima generazione di politici del Secondo Dopoguerra. Non possiamo nasconderlo: al fallimento della attuale classe politica- di destra e di sinistra- dal populismo personalistico e massmediatico (espressione del più potente gruppo capitalistico-mediatico del Paese) e incapace di delineare un futuro al sistema repubblicano, corrisponde la disgregazione della società civile e la sconfitta della generazione che ci ha preceduto, i cui ideali e sogni sono ormai naufragati nell’individualismo, nel menefreghismo o, nei casi migliori, nella protesta fine a sé stessa.<br />
<span id="more-277"></span>La nascita e la costruzione dei Giovani Democratici, il più grande caso di ramificazione politica giovanile di massa che la politica italiana oggi esprima, ha e avrà come obiettivo la preparazione, giorno per giorno, di un futuro diverso, la formazione di una nuova generazione politica, la costruzione di una nuova coscienza civile nel Paese. Ma la ricostruzione della democrazia sostanziale non può avvenire senza una nuova, grande stagione di riflessione politica, di elaborazione ideologica, di ideazione di proposte e programmi. La conquista delle istituzioni statali e dei fulcri della vita pubblica, nel futuro che si spera più prossimo, da parte delle nuove generazioni, e la conseguente guida del Paese, dalle più piccole realtà locali alla dimensione nazionale, non può avvenire senza la definizione di un insieme di linee guida ideali, di un progetto politico più complessivo sull’evoluzione del progressismo italiano e sull’Italia di domani, che vogliamo contribuire ad edificare. Lo sbando nel quale si è venuto a trovare il centrosinistra a livello europeo e la decadenza nella quale si ritrova la Repubblica nelle mani della destra richiedono l’elaborazione, insomma, di nuove idee forti, che richiamandosi alle grandi tradizioni del riformismo europeo e italiano- quella del socialismo democratico, quella del cristianesimo democratico, quella del liberalismo democratico- forniscano una nuova interpretazione della società contemporanea, della posizione dell’uomo in questa società, del senso dell’azione politica per migliorarne le condizioni. E’ dunque in quest’ottica di lungo periodo che i Giovani Democratici- pur nella piccola realtà del Municipio XI ( e nella più ampia realtà studentesca del polo universitario di Roma3)- hanno deciso di costituire Rinascita Democratica, un laboratorio politico in cui possa aver luogo questo fondamentale confronto. Si tratta di un’associazione culturale aperta a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che vogliano contribuire con le loro idee, senza vincoli di appartenenza partitica, a questo grande dibattito, mettendo a frutto il risultato delle loro esperienze di studio, di lavoro, di attivismo sociale. Verranno organizzate iniziative periodiche, aperte a tutti, in cui, assieme a personalità del mondo politico, accademico, diplomatico, economico o che per altri motivi si sono distinte nella loro attività pubblica, verranno esaminate una serie di tematiche e argomenti dell’attualità italiana e mondiale: dal ruolo dell’Italia nelle organizzazioni internazionali e dalla politica estera italiana perseguita dagli ultimi governi all’idea di Europa dei burocrati ed Europa dei politici assieme al concetto di federalismo europeo; dalla riflessione sui pericoli di derive plebiscitarie che potrebbe implicare l’introduzione di istituti di democrazia diretta nella società individualistica e massmediatica contemporanea a quella sui vantaggi di un sistema democratico-rappresentativo che garantisca un adeguato equilibrio tra autonomia della classe politica e controllo popolare; dalle evoluzioni nelle forme di lotta politica, guardando alla necessità di coniugare nuove modalità di attivismo politico con la fondamentale politica di massa, alla questione dei partiti e della loro maggiore o minore capacità di creare un tessuto sociale consapevole, libero, capace di opporsi ai tentativi di oppressione politica o economica; dal rapporto tra ceto politico e lobby economiche alle necessità di ripensare gli approcci di politica economica di fronte ai problemi economici e sociali creati dalle evoluzioni del capitalismo nell’era della globalizzazione. Insomma una associazione ideologica negli obiettivi ma anti-ideologica nel metodo, che, pur ispirandosi all’ideale progressista e alla tradizione riformista, mette al centro il libero confronto, senza pregiudizi e senza etichette.<br />
I risultati delle iniziative, che si terranno con cadenza regolare e a cui potranno seguire confronti successivi, saranno pubblicati sul sito www.giovanidemocratici11.it, in modo da poter aprire ai commenti e alle osservazioni i conseguenti documenti online.<br />
Abbiamo deciso, infine, di dedicare la prima iniziativa al tema della scuola e dell’università: istituzioni (ormai da tempo) bisognose di una riforma vera e seria, poiché è anche dalla qualità del sistema formativo di un paese che si capisce la sua maggiore o minore libertà. Presto diffonderemo informazioni più specifiche su questo incontro.</p>
<p>Lorenzo Donatelli</p>
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		<title>Lettera di un giovane alla sua generazione</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 19:25:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nostra generazione, quella dei nati fra gli anni ‘80 e ’90, sta crescendo in un Paese molto strano. Siccome, però, è sempre ingiusto fare considerazioni generiche su un’intera collettività, desidero rivolgere l’attenzione ad una parte particolare di questa gioventù, che è poi quella a cui mi sento di appartenere.
Si tratta di quella grande parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La nostra generazione, quella dei nati fra gli anni ‘80 e ’90, sta crescendo in un Paese molto strano. Siccome, però, è sempre ingiusto fare considerazioni generiche su un’intera collettività, desidero rivolgere l’attenzione ad una parte particolare di questa gioventù, che è poi quella a cui mi sento di appartenere.<br />
Si tratta di quella grande parte della nostra generazione che sta vivendo con molte difficoltà il rapporto che, in quanto cittadini italiani, ci lega alla nostra Repubblica.<br />
Quante volte ci sentiamo insoddisfatti della società in cui viviamo? Quante volte assistiamo impotenti alla volgarità diffusa nei mass-media? Quante volte, di fronte a così tanti problemi nazionali viene il desiderio di fuggire all’estero? Quante volte sentiamo dire con rassegnazione “ma che ci vuoi fare… questa è l’Italia…”?<br />
Per noi, che abbiamo ricevuto una modesta cultura democratica, se non altro per le infinite possibilità di conoscenza di cui godiamo fra studi, viaggi all’estero, google e social networks, è naturale avere queste reazioni. Però, se ci fermassimo a riflettere, se per un attimo lasciassimo da parte la rabbia, potremmo paragonare l’Italia in cui viviamo la nostra giovinezza a quella in cui sono vissuti i nostri nonni oppure a tutti quei paesi del mondo di oggi dove la vita è molto più difficile. Ebbene, almeno sulla Carta (Costituzionale) dovremmo essere ben contenti di vivere nella nostra strana ma ancora in piedi repubblica democratica.<br />
<span id="more-276"></span>Siamo cresciuti dopo la guerra fredda e non abbiamo conosciuto grandi momenti di paura. La pace interna nazionale ed i diritti civili di base sono sempre stati, per fortuna, parte della nostra vita.<br />
Questo, di certo, non significa che dobbiamo accontentarci e subire inermi le odierne ingiustizie della società: ma dovrebbe consentirci di fare delle riflessioni con un po’ più di serenità, anche se sentiamo in noi quel fervore giovanile, quella voglia di spaccare il mondo che i nostri genitori sembrano aver dimenticato.<br />
In tante parti del mondo se le sognano le Libertà ed i Diritti di cui godiamo noi! Poniamo attenzione ad uno dei più importanti articoli della nostra Costituzione che, dicono i dotti giuristi, rappresenta “l’anima di una società”. La prima parte dell’articolo 2 della nostra Costituzione stabilisce che “la Repubblica riconosce e garantisce i Diritti inviolabili dell’uomo”. Questo significa che nel nostro Paese tutte e quattro le cosiddette “generazioni” dei Diritti sono riconosciute dalla Legge: i diritti classici dell’Illuminismo; i diritti sociali; i diritti umanitari; i diritti bioetici (ancora in evoluzione).<br />
Di fronte a simili livelli di progresso non dovremmo lamentarci troppo del nostro Paese eppure, voi direte, molti di quei Diritti rimangono sulla bocca dei politici e dei potenti, di chi insomma non incontra mai grandi difficoltà. E’ vero! Indubbiamente questo è vero. Ma, come saggiamente poi prevede l’articolo 3 della Costituzione, “…è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la Libertà e l’Eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori…”.<br />
Il punto è: funziona questa Repubblica? Le nostre istituzioni democratiche riescono effettivamente ed efficacemente a tramutare tutti quei Diritti e tutti quei buoni Principi all’interno della realtà italiana? La risposta vale per ogni società democratica in quanto tale: a volte sì; a volte no.<br />
Di fronte a queste amare considerazioni quale dovrebbe essere l’aspettativa di quanti di noi giovani, culturalmente abituati al mondo del duemila, attenti all’attualità che ci circonda, soffrono il fatto di ritrovarsi a vivere in un Paese che potrebbe essere il migliore del mondo, che i nostri nonni si sognavano, ma che continua ad essere spesso ed impunemente una terra maledetta?<br />
Tutte quelle belle parole nella Costituzione e poi assistiamo alla volgarità della classe diriginte che, fra insulti e puttane, sembra sempre inadeguata alle esigenze della Nazione. La mafia e la corruzione diffusa che corrodono ancora oggi le forze migliori della nostra società. Il clericalismo più becero che tiene in ginocchio il progresso della coscienza italiana. L’ignoranza e la superficialità che da molti programmi televisivi si espande come un virus influendo sulle aspirazioni di molti giovani, debolissime prede mediatiche dei reality, dei quiz a premi o di quelle pattumiere che sono i programmi della più nota televisione privata.<br />
Tutto questo rende molto difficile, soprattutto per noi giovani, quello che forse è il diritto inalienabile più importante di tutti, e cioè l’illuministica “ricerca della felicità”. Quale felicità può trovare quella parte della nostra generazione che ha studiato, che conosce i suoi Diritti, che guardando le altre grandi Nazioni occidentali si sente stringere il cuore quando pensa all’Italia?<br />
“L’Italia è questa” ci sentiamo dire spesso. Che fare? Chiudere gli occhi e le orecchie? Lavorare di giorno per ubriacarsi la notte? Fuggire? Non mancano i cattivi maestri che ci spingono a queste tristi decisioni.<br />
Ebbene, cari coetanei, arriviamo al nocciolo della questione. L’Italia non può essere questa. L’Italia sarà come noi la faremo. Ma se fuggiremo, se penseremo solo a sopravvivere, l’Italia diventerà anche peggio. Quando un Paese si sgretola sono dolori (ricordate, con le dovute differenze, la Jugoslavia?).<br />
E allora, cari coetanei, perché dovremmo rimanere qui a sputar sangue? Perché? Per chi? Per cosa? La risposta la troviamo nella seconda parte dell’articolo 2 della Costituzione, citato sopra: “la Repubblica riconosce i Diritti […] e richiede l’adempimento dei Doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Ecco perché dobbiamo resistere, resistere, resistere a denti stretti, perché è un nostro Dovere!<br />
Ogni cittadino ha Diritti e Doveri ripeteva Mazzini (“la vita è Missione ed il Dovere è la sua Legge Suprema”).<br />
Molti si chiederanno verso chi o verso cosa dovremmo sentire questo patriottico senso del Dovere. Trovare la motivazione a questo Dovere è compito di ognuno di noi. Ognuno potrà esservi spinto dai motivi più vari.<br />
Vorrei permettermi di suggerire quello che per me è il più importante: la nostra generazione, come tutte le generazioni, deve sentire su di sé il Dovere morale, sacro ma soprattutto storico verso le generazioni che ci hanno preceduto. Più in particolare verso gli esempi più virtuosi di quelle generazioni.<br />
Quanti giovani italiani sono morti per il progresso della nostra bella e sfortunata Nazione durante il Risorgimento, durante la Resistenza, durante la lotta al terrorismo politico, durante la lotta alla mafia! Chi fugge, chi se ne frega, sputa sulla memoria di tutti questi nostri eroi, famosi o sconosciuti, che di fronte a ben più difficili prove hanno affrontato con coraggio invasori e criminali.<br />
Oggi, grazie a loro, non abbiamo guerre da combattere con la spada. Ma le battaglie politiche da combattere non ci mancano. Quindi non possiamo mollare! Non è ancora troppo tardi per l’Italia! Certo sarà difficile, ma non di meno siamo legittimati a sfuggire a questa sfida. Non dobbiamo rinunciare a portare sulle nostre spalle l’Italia, perché un giorno dovremo consegnarla a chi ci seguirà. Questo è in fondo il vero patriottismo. Non le pagliacciate tragicomiche delle frange razziste, non i loro lugubri vessilli, che tanto sangue hanno sparso e, purtroppo, oggi tornano sempre di più a spargere.<br />
Molti sono i giovani che fortemente decisi sono già in prima linea nella società. Dai Saviano ai giovani poliziotti sottopagati ai lavoratori sfruttati. Dai giovani ricercatori che tornano in Italia (e per l’Italia) a quelli che s’impegnano gratuitamente nelle migliaia di associazioni politiche e non.<br />
Scegliamo con cura le nostre battaglie. Non sprechiamo le nostre giovani forze fuggendo all’estero per non tornare, oppure partecipando a movimenti fuori dal sistema costituzionale. Cosa significa rivoluzione viola? L’unica rivoluzione che dobbiamo provocare è quella della nostra coscienza. I giovani italiani del duemila devono smettere di lamentarsi e devono ricominciare a far parte della società, sgomitando, intellettualmente, a più non posso, per cambiarla dall’interno come avviene in ogni Democrazia, visto che le generazioni passate ci hanno consegnato una rispettabilissima repubblica democratica.<br />
Si arrende il giovane della democrazia americana quando prepara un esame da cui dipende la sua iscrizione all’università pagata con l’indebitamento della famiglia? Si sono arresi i nostri avi contro i nazisti, i terroristi ed i mafiosi?<br />
Rassegnarsi significherebbe arrendersi. E quando saremo vecchi, e guarderemo ai nostri figli e ai nostri nipoti, cosa gli diremo? Vivevamo in una repubblica democratica ma l’abbiamo lasciata marcire quando eravamo nel pieno delle nostre energie? Io non voglio farlo, maledizione! Sono troppo giovane per arrendermi!</p>
<p>Emanuele Vaccaro</p>
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		<title>Giovani Democratici: ragioni e obiettivi culturali e politici</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 19:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Falsone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel novembre del 2008 si è costituita l’organizzazione politica giovanile del  Partito Democratico, i Giovani Democratici, che oggi rappresentano, dopo un anno intenso di attività fatto insieme di elaborazione e sintesi culturale e politica, il più importante movimento politico giovanile del Paese. Mi appare necessario perciò delineare il carattere e il carisma che i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel novembre del 2008 si è costituita l’organizzazione politica giovanile del  Partito Democratico, i Giovani Democratici, che oggi rappresentano, dopo un anno intenso di attività fatto insieme di elaborazione e sintesi culturale e politica, il più importante movimento politico giovanile del Paese. Mi appare necessario perciò delineare il carattere e il carisma che i Giovani Democratici da protagonisti vogliono assumere in questo progetto di “Rinascita Culturale e Politica dell’Italia”.La politica del nostro Paese sta attraversando gli anni centrali della sua continua “decadénce”.<br />
In un momento di acuta crisi politica, valoriale e ideale, nasce concretamente l’esigenza di costruire un nuovo ordine intellettuale e morale, cioè un nuovo tipo di società, quindi l’esigenza di elaborare ex novo i concetti più universali, le armi ideologiche più raffinate e diverse.<br />
Il valore politico dei Giovani Democratici dipenderà, in maniera determinante, dalla sua capacità di interpretare le giovani generazioni, studiandone fermenti ed esiti storici, ponendo in esse le basi per l’auspicato “Risorgimento culturale e politico” di cui il nostro Paese ha urgentemente bisogno.La Giovanile, molto più che il Partito, è in grado di scardinare la crisi politica che vive il Paese attraverso l’elaborazione di nuovi modelli culturali, legati al nostro tempo ma nello stesso istante emergenti da esso, proiettati al futuro. Il nuovo soggetto politico giovanile dovrà impostare in tal senso il ritmo per uno sviluppo di una riflessione tanto ricca di spunti quanto articolata e flessibile, secondo le sensibilità e le necessità delle giovani generazioni.<br />
<span id="more-275"></span>In questo “progetto risorgimentale” della politica si situa il ruolo culturale e politico dei Giovani Democratici.La ricerca della formazione di una nuova classe politica culturalmente attrezzata, armata di una visione generale dello sviluppo, dei problemi, delle esigenze e della collocazione internazionale del proprio paese sarà il cuore dell’elaborazione, dello studio, delle relazioni che la Giovanile porterà avanti. La possibilità sempre aperta di avviare un colloquio, anche quando le opinioni divergano. E questa è appunto, in mezzo alle chiusure delle intolleranze fanatiche e dei dogmatismi ciechi e improduttivi, la libertà nella quale Noi crediamo.<br />
Compito della Giovanile sarà dunque quello di fare della elaborazione culturale il proprio paradigma metodologico, che le permetta di elaborare una propria visione della realtà e della storia del Paese ma tenendo sempre ben presente il nesso fondante tra idee forti e forze reali.<br />
Il modello culturale della Giovanile, inquadrando il presente in prospettiva, è l’unico che può consentirle una lucida e corretta critica politica nei confronti del Sistema-Paese.<br />
Soltanto attraverso una “Rivoluzione Culturale” la Giovanile riuscirà a contribuire al “Risorgimento Politico Nazionale”: lavoro, laicità e questione democratica sono tre grandi nodi in cui si misurerà la capacità del riformismo italiano di dare la risposta che la parte migliore del Paese si attende per uscire dalle secche della malapolitica di questa pseudo-destra. Anche e soprattutto la Giovanile è cosciente che la risposta a questa deriva non potrà arrivare da un populismo leggero, ma dal rilancio di un grande progetto culturale, ancor prima che politico, del riformismo della sinistra.<br />
Il compito della sinistra di matrice riformista in Italia è dunque ben lungi dall’essere esaurito.<br />
È stato aperto un grande cantiere riformista e progressista, quello della costruzione del Partito Democratico: affrontare con coraggio le sfide del futuro sarà preciso compito dei Giovani Democratici, che rappresentano il futuro generazionale del Paese.<br />
Ma per affrontare questa sfida occorrono due elementi essenziali: un’attenta custodia dell’eredità viva e vitale che la lezione storica del nostro passato culturale e civile ci ha lasciato, insieme all’organizzazione, al coraggio e all’intelligenza per riuscire gramsciamente a “fare nuova storia” attraverso la “forza delle nuove idee” che solo una giovanile può mettere in campo, perché come ha scritto Vittorio Foa: “Se vogliamo che le cose migliorino dobbiamo pensare che possono migliorare: la scelta è fra un mondo di possibilità e un mondo di fallimenti”.<br />
In ultima analisi, Noi Giovani Democratici considerando la cultura, paradigma metodologico della nostra politica, come “la conquista di una coscienza superiore per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri”, come amava trasmetterla Antonio Gramsci, pensiamo la politica come lo strumento attraverso il quale lo “studio del mondo e dell’uomo” trova la sua elaborazione teorica e il “futuro delle giovani generazioni” le sue prospettive oggettive e concrete.<br />
La politica urge di ritornare a quell’onore che essa ha meritato in momenti alti della storia del nostro Paese.<br />
Noi Giovani Democratici sapremo dare un contributo decisivo perché come sostiene Max Weber:<br />
“Non l’età conta; bensì lo sguardo addestrato a scrutare senza pregiudizi nelle realtà della vita, la capacità di sopportarle e l’intima maturità di fronte ad esse. Invero, la politica si fa con il cervello ma non con esso solamente”. Noi siamo pronti!</p>
<p style="text-align: justify;">Alberto Falsone</p>
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		<title>Economia: il sociale e il politico, sfere concentriche</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 19:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il crollo dei mutui subprime negli Stati Uniti nel 2008 ha portato ad una crisi finanziaria ed economica senza precedenti dal Dopo Guerra, e ha sconvolto la popolazione mondiale. Fallimento di Banche, imprese in crisi, tassi di disoccupazione in crescita esponenziale, povertà in aumento.
L&#8217;economia capitalistica è stata minacciata, e solo alla fine nel secondo semestre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il crollo dei mutui subprime negli Stati Uniti nel 2008 ha portato ad una crisi finanziaria ed economica senza precedenti dal Dopo Guerra, e ha sconvolto la popolazione mondiale. Fallimento di Banche, imprese in crisi, tassi di disoccupazione in crescita esponenziale, povertà in aumento.<br />
L&#8217;economia capitalistica è stata minacciata, e solo alla fine nel secondo semestre 2009 ci sono degli spiragli di ripresa in Italia così come nel mondo intero.<br />
Trichet, presidente della BCE, ha affermato che l&#8217;Italia sarà una delle prime a riprendere la crescita, ma se uscisse dalla crisi crescendo (secondo le stime) come prima della recessione, ci vorrebbero 15 anni solo per tornare ai livelli di benessere precedenti la crisi. E&#8217; una prospettiva tutt&#8217;altro che allettante.  La ricetta per uscire della crisi non è la contrapposizione classica “capitalismo SI o NO” bensì “quale capitalismo”, con quali regole e meccanismi di distribuzione<br />
del reddito e di gestione delle dinamiche e degli equilibri del mercato. Molti economisti recentemente vincitori del premio Nobel (Amartya Sen, Stiglitz, Krugman), attenti agli aspetti sociali dell’economia, evidenziano l’esigenza di un controllo della globalizzazione.<span id="more-274"></span><br />
La crisi oggi in atto è solo l’ultima di una serie (si pensi ai casi Enron, Cirio, Parmalat&#8230;); ogni venerdì le borse bruciano miliardi di euro; si tratta della crisi di un ordine economico.<br />
Questa crisi, tuttavia, deve essere colta come opportunità per ripensare ad modello di sviluppo sostenibile, rifondandolo sul principio della democrazia economica, in cui è centrale la figura del cittadino-lavoratore-consumatore consapevole.<br />
Il PD, e tutte le forze del centro-sinistra devono porsi come principali interlocutori dei ceti più deboli, facendo una politica propositiva, e ponendo al centro dell&#8217;attenzione le tematiche di welfare, che rappresentano un aspetto fondamentale della società italiana.<br />
Il tasso di disoccupazione è tornato a crescere in maniera considerevole, ma ciò che preoccupa maggiormente è l&#8217;aumento della categoria dei lavoratori “scoraggiati”, cioè quegli individui che rinunciano ad entrare nel mercato del lavoro perché percepiscono una carenza di domanda; questi lavoratori non rientrano nelle stime di disoccupazione.<br />
Nella finanziaria che sarà al vaglio del parlamento in queste settimane (9 miliardi di euro) c&#8217;è una sostanziale diminuzione dei fondi destinati al welfare e rappresenta un fatto assolutamente discutibile visto la grave situazione attuale.<br />
Occorre un&#8217;azione congiunta con sindacati per sviluppare un nuovo modello di welfare che deve fondarsi sulla formazione delle competenze, che assegnano al cittadino-lavoratore un maggior potere contrattuale, maggiori opportunità, una maggior consapevolezza delle proprie potenzialità e dei propri diritti. Una formazione continua lungo la vita lavorativa, che non condanni il lavoratore all’obsolescenza.<br />
Un moderno welfare deve anche sostenere l’occupazione e la carriera delle donne, tramite servizi sociali mirati e specifici incentivi alle aziende.<br />
Occorre sostenere i meno abbienti non con interventi di natura puramente assistenziale, ma<br />
offrendo loro opportunità (formazione, prestiti d’onore, infrastrutture a sostegno della produzione di reddito&#8230;).<br />
Infine, ma non ordine di importanza, come porsi di fronte al nuovamente crescente tasso di evasione fiscale? In Italia questa è sempre stata una piaga e un argomento di accese discussioni e che ha sempre contraddistinto la diversità di vedute nella gestione della politica economica tra centro-sinistra e centro-destra.<br />
Mentre in tutto il mondo l&#8217;evasione fiscale è sempre più un nemico da combattere, mentre negli Stati Uniti tra le categorie più perseguite di delinquenti c&#8217;è quella dei colletti bianchi, in Italia c&#8217;è un Presidente del Consiglio, in passato autore di un&#8217;infelice proposta di sciopero fiscale, che ha ridotto  le pene per questo reato e ha fatto l&#8217;ennesima manovra di condono (lo scudo fiscale) per rientro di capitali dall&#8217;estero.<br />
E nel frattempo l&#8217;Italia si conferma primatista europeo con il 51,2% del reddito imponibile non dichiarato. Nei primi dieci mesi del 2009, l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 11,7% ed ha raggiunto l’ammontare di 369 miliardi di euro l’anno. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine dei 144 miliardi di euro l’anno: non è una situazione sostenibile, e bisognerebbe avere il coraggio di attuare delle vere politiche redistributive, coraggiose e che possano veramente riequilibrare l&#8217;assetto socio-economico del nostro paese.<br />
Ma d&#8217;altra parte come aspettarsi che l&#8217;attuale maggioranza possa risolvere i problemi reali dell&#8217;Italia quando il presidente del Consiglio è preoccupato solo a risolvere i propri problemi con la giustizia? Uno dei più autorevoli giornali economici, il britannico Financial Times, lo scorso 7 Dicembre, ha chiaramente sostenuto “l&#8217;impossibilità di governare per un personaggio accusato nel giro di pochi mesi di corruzione (processo Mills), di associazione mafiosa (dichiarazioni di Spatuzza) e con un governo più preoccupato a risolvere i problemi del suo leader”.<br />
Il PD e le altre forze riformiste del centro-sinistra rappresentano l&#8217;unica reale alternativa e proposta di cambiamento: YES, THE WIND WILL CHANGE.</p>
<p style="text-align: justify;">Matteo Marras</p>
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		<title>Il G20, Brown e la Tobin Tax</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 00:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Donatelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perché il capitalismo finanziario globale è tutt’altro che debole
Di recente, e decisamente a sorpresa, è stata rispolverata una proposta di politica economica in sede internazionale. La sede era il G20 tenutosi a Londra agli inizi di Novembre. La proposta era quella della Tobin tax.  Il proponente il premier britannico Gordon Brown.
Ma cosa è la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Perché il capitalismo finanziario globale è tutt’altro che debole</h3>
<p style="text-align: justify;">Di recente, e decisamente a sorpresa, è stata rispolverata una proposta di politica economica in sede internazionale. La sede era il G20 tenutosi a Londra agli inizi di Novembre. La proposta era quella della Tobin tax.  Il proponente il premier britannico Gordon Brown.<br />
Ma cosa è la “Tobin tax”? <span id="more-261"></span>In, realtà si tratta di una misura elaborata già nel 1972 (e molto discussa a partire dagli anni ’80)  da James Tobin, Nobel per l’economia nel 1981. Consiste nella tassazione delle transazioni finanziarie: l’idea è quella di disincentivare i movimenti speculativi di capitale, tassando le transazioni sui mercati valutari. Non è un caso che la proposta risalga al 1972, l’anno in cui il presidente USA Nixon dichiarò la cessazione del gold standard, portando alla fine del sistema di Bretton Woods ( sistema risalente al 1944 e assicurante la stabilità finanziaria internazionale per le successive tre decadi). Del resto, da quel momento l’economia mondiale avrebbe conosciuto le trasformazioni dellla globalizzazione finanziaria. La grande facilità di speculazioni sui differenziali di tassi d’interesse a seguito della liberalizzazione dei movimenti di capitale a livello internazionale avrebbe finito col privare, di fatto, i governi del loro naturale spazio di manovra nella realtà economica, e far conoscere al mondo gli effetti di varie crisi e instabilità valutarie. Tobin, in particolare, aveva come obbiettivo riportare la stabilità delle valute nella realtà internazionale.<br />
Due sono allora le valutazioni che possono esser fatte sulla riesumazione da parte britannica della Tobin tax: la prima riguarda l’importanza della destinazione indicata da Brown per quanto riguarda i proventi che verrebbero realizzati con l’imposizione di tale tassa ( che, come si sarà intuito, può esser realizzata e dare i suoi frutti solo nella cooperazione fra le nazioni del globo, ed è curioso notare che una nazione come il Belgio, ad esempio, abbia preso per via parlamentare l’impegno, nel 2004, ad adottare la tassa in caso di accordo nell’eurozona). Brown infatti ha proposto di utilizzarli nell’aiuto ai paesi del Terzo Mondo, ed è purtroppo un fatto reale l’inconsistenza dell’azione, finora, delle principali economie globali riguardo tale problematica. Del resto, soprattutto la società europea, dopo gli anni della protesta no-global, si è molto racchiusa in sé stessa e sembra aver sempre di più dimenticato la questione secolare dei paesi in via di sviluppo. Un illusorio tentativo di trincerarsi nella propria fortezza e chiamarsi fuori dalle problematiche mondiali (peraltro perlopiù ad essa imputabili), che ha avuto come coronamento l’ondata di successo delle destre e della risposta in termini nazionali alle crisi globali.<br />
La seconda valutazione concerne i rapporti attuali tra capitalismo contemporaneo e classi politiche. La proposta di Tobin serve anche- assieme a molte altre studiate negli ultimi vent’anni- a riaffermare quel primato della politica a lungo accantonato dalla cultura della globalizzazione, una globalizzazione finanziaria e non politica che ha visto l’emergere di oligarchie economiche internazionali non solo al di fuori di ogni controllo democratico, ma spesso in grado di imporre la propria volontà alle élites politiche nazionali e sovranazionali. Liberare i popoli dal cappio del capitalismo parassitario degli ultimi anni significa in primo luogo riaffermare la primazia dell’agire politico rispetto a quello economico, e far ciò richiede un ristabilimento del margine effettivo di manovra delle realtà economiche da parte dei governi democratici. Tuttavia, mentre sembra spezzata l’egemonia dell’ideologia neoliberista, il mondo contemporaneo ancora non ha conosciuto quelle riforme sostanziali delle regole del capitalismo globale preannunciate all’inizio dell’ultima crisi finanziaria, e già la coscienza sociale inizia a dimenticare le ragioni che vi hanno portato. Le realtà mediatiche iniziano a rimuovere certi argomenti dallo spazio di discussione pubblico.<br />
Quale paradosso la riproposizione della Tobin tax da parte di Brown, esponente del Labour Party, tante volte accusato di eccessiva accondiscendenza verso le istanze della city! Quale inquietudine il così frettoloso accantonamento della proposta da parte di quasi tutti i leaders mondiali… C’è ancora molto da riflettere, per quanto riguarda il rapporto élites politiche-élites finanziarie, ed episodi come questo sembrano dirla lunga.</p>
<p>Lorenzo Donatelli</p>
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		<title>In difesa del Pubblico Impiego</title>
		<link>http://www.giovanidemocratici11.it/2009/06/13/in-difesa-del-pubblico-impiego/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 19:28:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Donatelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[pubblico impiego]]></category>

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		<description><![CDATA[In queste settimane l’Italia si avvia, purtroppo in un’indifferenza generale, alle elezioni europee. E’ l’occasione dunque non solo di un confronto fra diverse idee di Europa, ma anche tra i paesi europei e il nostro. Un campo in cui il ritardo del nostro paese emerge ancor di più rispetto agli altri grandi paesi europei come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 10.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Calibri;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">In queste settimane l’Italia si avvia, purtroppo in un’indifferenza generale, alle elezioni europee. E’ l’occasione dunque non solo di un confronto fra diverse idee di Europa, ma anche tra i paesi europei e il nostro. Un campo in cui il ritardo del nostro paese emerge ancor di più rispetto agli altri grandi paesi europei come Francia e Germania è proprio uno dei più controversi e utilizzati a fini meschinamente propagandistici dall’attuale governo delle destre: il pubblico impiego. Siamo infatti reduci da mesi in cui si è scatenato un cieco quanto fanatico furore contro la pubblica amministrazione, per opera delle televisioni e dei giornali ma soprattutto dell’ormai famoso ministro Brunetta, un ex-socialista convertitosi alla destra ultraliberista e all’avversione per lo Stato (concepito come peso rispetto al mercato e non come mezzo di attuazione del benessere del popolo). Tralasciando la profonda incoerenza della persona, la cui condotta personale è quantomeno discutibile (ricordiamo solo che : 1) è contemporaneamente ministro e parlamentare, dunque o il Brunetta parlamentare o il Brunetta ministro è un gran fannullone che prende lo stipendio per un lavoro che non fa; 2) è stato un parlamentare europeo fannullone, data l’assenza dall’Aula di Strasburgo e il così poco lavoro fatto in ambito europeo, ancora una volta nonostante lo stipendio), nel presente articolo cercheremo non solo di dimostrare che il pubblico impiego si trova in una condizione disastrosa soprattutto per responsabilità dei governi della destra dal 2001 a oggi, ma che in Italia manca perfino una cultura stessa della pubblica amministrazione che invece l’Europa, in particolare la Francia, può vantare e con buone, anzi ottime ragioni.<br />
<span id="more-191"></span></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 10.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Calibri;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Innanzitutto la questione retributiva. E’ scientificamente provato che gli impiegati pubblici sono stati fra i settori della popolazione che, da questo punto di vista, sono stati più danneggiati. Il loro stipendio ha conosciuto una progressiva erosione, contro la quale i governi di destra degli ultimi anni si sono ben guardati dal provvedere, pensando che in fondo la maggior parte degli impiegati votava per il centrosinistra (forse prima o poi si inizieranno anche a chiedere perché questo accada). Per citare un problema (denunciato anche di recente dalla CGIL, oltre che dal Partito Democratico) fra i tanti quello della mancata restituzione del drenaggio fiscale (“fiscal drag”, come si dice spesso nelle trasmissioni televisive). Pochi ricordano che infatti le diverse ondate inflattive degli ultimi decenni- in particolare quella del 2007-2008- hanno portato a un’erosione del potere d’acquisto in generale, con danni soprattutto per i lavoratori, come nel pubblico impiego, che hanno un reddito fisso, e che hanno di fatto pagato le tasse su uno stipendio che, in termini reali, di potere d’acquisto, era più basso. Le autorità non hanno restituito nulla di questo reddito eroso, dunque, e considerando che lo stipendio medio dell’impiegato pubblico è basso (900/1000 euro circa nette) ciò non è da sottovalutare. A ciò si aggiunga un’altra, scandalosa questione: quella dell’evasione fiscale. I livelli di evasione fiscale sono, com’è noto, elevatissimi in questo paese, dove di fatto non esiste una cultura del rispetto delle regole, e la destra raccoglie voti dimostrando di fatto una benevola tolleranza verso questo fenomeno. Un fenomeno tanto più ingiustificabile quanto più sono alti i redditi che evadono. Ma chi paga questo furto allo Stato, se non proprio gli impiegati pubblici, che vedono aumentare le tasse sul loro stipendio? Stipendio che nelle tasche dell’impiegato arriva già tassato. Ciò che oggi accade è un trasferimento vero e proprio di ricchezza dai ceti medio- bassi a quelli medio- alti soprattutto settentrionali, e la questione delle retribuzioni del pubblico impiego ne sono solo un aspetto, purtroppo. Ora, non ci si può stupire se i fenomeni di elusione del lavoro da parte soprattutto del piccolo impiegato aumentino: si pretende forse di avere una pubblica amministrazione di idioti che subiscono passivamente le riduzioni di reddito e, dunque, di gratificazione per il lavoro svolto? Che non si accorgano che dietro tali fenomeni vi è una volontà politica, coperta peraltro efficacemente con i singoli casi mediatici, “gonfiati” ad hoc, o con il classico stereotipo dell’impiegata che va a fare la spesa? Tutto questo subendo un attacco da parte delle istituzioni senza precedenti, con il paradosso di un governo che intraprende crociate contro una pubblica amministrazione che avrebbe il compito di indirizzare.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 10.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Calibri;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">E’ dunque il momento di affrontare una volta per tutte la questione degli incentivi e dei disincentivi alla pubblica amministrazione. Posto che i controlli restano giusti (quelli veri e seri: non le farse attuali, gli annunci di aumenti delle visite fiscali quando i medici non bastano), gli incentivi, i premi alla pubblica amministrazione sono notoriamente spartiti fra i dirigenti, e per l’impiegato medio resta ben poco. Inoltre, e questa è una questione non di poco conto, l’impiegato pubblico medio è di fatto lasciato solo. Questo è forse il maggior disincentivo a un lavoro ben svolto: il non sentirsi parte di una “macchina in moto”, di una burocrazia in cui tutti i livelli e le competenze sono collegate, in cui chi ricopre le cariche apicali indirizzi e guidi l’azione dei sottoposti, e i funzionari medi sappiano che il loro lavoro non andrà sprecato né mal considerato. Pochi si rendono conto dell’importanza dell’impiegato medio, su cui fondamentalmente si regge la macchina statale, e della lotta quotidiana che egli conduce praticamente lasciato solo perché i progetti del governo vengano portati avanti. A tal proposito va stigmatizzata la leggenda dei poveri imprenditori che, da veri lavoratori, sono ostacolati dall’inefficienza della pubblica amministrazione: molti di essi hanno volentieri usufruito degli incentivi statali ed europei, non di rado truffando lo Stato e costringendo gli impiegati pubblici a confrontarsi con la mafia. Ancora una volta, si diffamano gli impiegati pubblici, ingiustamente e per motivi che in larga parte non dipendono da loro.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 10.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Calibri;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Un altro problema da considerare è infatti la mancanza di una continua opera di riqualificazione professionale del pubblico impiego, cui spesso peraltro non vengono rinnovati gli strumenti di lavoro, con costi per tutta la collettività (si pensi al mancato risparmio che si sarebbe potuto realizzare con l’introduzione di Skype ). Le mansioni del pubblico impiego sono sempre più affidate a società private, con creazione di fasce di precariato finalizzate a svolgere compiti che dovrebbero essere svolte dagli impiegati interni (un fenomeno, questo, da inserire in quello più ampio delle privatizzazioni di funzioni pubbliche, portato avanti da chi pensa che lo Stato sia come un’azienda ed è convinto della superiorità del settore privato sul pubblico), incoraggiando così ulteriori fenomeni di precarizzazione ormai da decenni non sconosciuti alla società italiana. Più in generale, inoltre, manca un’alta burocrazia <em>autonoma </em>e una vera scuola di alta formazione delle pubbliche amministrazioni. L’attuale alta scuola per la formazione della pubblica amministrazione è di fatto privata di ogni rilevanza nel momento in cui coloro che vi escono sono sorpassati e relegati in secondo piano dai dirigenti nominati dal governo. A tal proposito non si può non denunciare il sistema di spoil system che domina le cariche dirigenziali apicali nella pubblica amministrazione, che ha gravi conseguenze per l’efficienza del pubblico impiego: anziché disporre di una dirigenza altamente qualificata e di provata esperienza e preparazione professionale, la pubblica amministrazione attuale si ritrova nelle mani di dirigenti spesso incompetenti e incapaci di dirigere i relativi dipartimenti, essendo nominati con criteri quanto più estranei alle capacità. Le cariche vengono insomma perlopiù spartite secondo tessere e quantità di voti portati alle elezioni. Alla non rara carenza di preparazione, peraltro, si aggiunge un’ovvia dipendenza dal gruppo politico cui si deve la propria nomina. Ciò principalmente è, e va denunciato a gran voce, responsabilità del centrodestra, che in particolare con la legge 145/2002 ha inaugurato un sistema di selezione che ha seppellito il progetto, su cui puntava il centrosinistra negli anni ’90 con il ministro Bassanini (D.L. 23/96), di una selezione dei dirigenti dal basso, basata sui concorsi e l’accertamento delle competenze. Quale differenza con le efficienti burocrazie europee! Basti pensare all’amministrazione francese, che può vantare un’Ecole Nationale d’Administration dove vengono a formarsi amministratori da tutto il mondo, una fascia di burocrazia competente e indipendente dalle appartenenze politiche, un grande senso dello Stato e di orgoglio di appartenere all’amministrazione statale.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 10.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Calibri;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Forse uno dei punti principali attorno al quale ruotano i problemi della pubblica amministrazione è proprio questo: una questione culturale. Recuperare la tradizione franco-italiana della pubblica amministrazione, passare a una concezione alta della funzione pubblica, rigettare le visioni antistataliste e privatizzatrici: questo è ciò che manca al nostro paese. L’Italia non avrà una burocrazia in grado di rivaleggiare con quelle europee finché non riscoprirà il valore in sé del pubblico impiego.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 10.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Calibri;">Lorenzo Donatelli</p>
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		<title>La Ridefinizione caratterologica della politica: essenza, principi e fini nel nuovo soggetto politico giovanile</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 00:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Falsone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[principi]]></category>

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		<description><![CDATA[È prioritario, all’interno del processo di formazione del nuovo partito giovanile, riconoscere l’importanza dell’analisi critica e problematizzatrice della nuova cultura politica che Giovanile Democratica rappresenterà, in ragione delle differenti anime culturali che la costituiscono.
Il lavoro di plasmazione identitaria della Giovanile come del Partito richiederà una incessante operazione di relazionalità tra culture politiche diverse che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È prioritario, all’interno del processo di formazione del nuovo partito giovanile, riconoscere l’importanza dell’analisi critica e problematizzatrice della nuova cultura politica che Giovanile Democratica rappresenterà, in ragione delle differenti anime culturali che la costituiscono.<br />
Il lavoro di plasmazione identitaria della Giovanile come del Partito richiederà una incessante operazione di relazionalità tra culture politiche diverse che si armonizzeranno tanto più quanto più dialogheranno criticamente.<br />
Per questo mi è sembrato necessario riflettere sulle fondamenta dell’agire politico, sulle forme che questo agire presuppone e assume nella fase storico-politica che viviamo, e sul significato originario e caratteriologico dei grandi valori che la nuova giovanile dovrà studiare criticamente e problematizzare al suo interno per interpretarli, pensandoli modernamente.<br />
<span id="more-167"></span><br />
IL VALORE</p>
<p>In un regime democratico nessun valore può pretendere di essere fondato in maniera assoluta, in ragione del fatto che la democrazia per dirsi tale ed esplicarsi nella società presuppone un politeismo valoriale; non vi può essere un valore o Dio etico unico e totalizzante attorno al quale ruotino tutte le forme di governo e tutte le prassi comportamentali che afferiscono alla polis, alla relazionalità sociale, alla “cosa pubblica”, e quindi a tutti noi che della polis siamo i soggetti.<br />
Tuttavia l’assunto che il regime democratico implica un vero e proprio politeismo o pluralismo valoriale e ideale non significa che la democrazia sia un regime infondato, senza centro,all’interno del quale regna un’ assoluta indifferenza o equivalenza dei valori. La Secolarizzazione con i suoi assai  diversificati esiti può condurre anche a queste conseguenze ma non è detto che sia l’unica conseguenza possibile. La relatività dei Valori non coincide con il Relativismo morale.<br />
All’interno di un regime democratico non si può pensare una scala dei valori bensì ogni individuo, ogni singolo cittadino, in quanto soggetto della polis, è custode e portatore del proprio scrigno valoriale, rispetto al quale si sente perfettamente responsabile. Il problema reale, che corrisponde oggi alla vexata quaestio del dibattito etico-politico, risiede nella dialettica tra scrigno valoriale del singolo e piattaforma valoriale dell’etica pubblica, dei valori dell’Uno in relazione ai valori dei Molti all’interno di una medesima realtà. Per evitare questa potenziale conflittualità occorre che la responsabilità nei confronti della propria scala dei valori non entri in un rapporto di conflittualità e improduttività con gli altri portatori di sistemi valoriali. Affinché non si verifichi uno scontro valoriale, all’interno delle società occidentali, occorre instaurare un solido regime democratico: se la forma democratica sarà effettivamente poliarchia saprà realmente distribuire i poteri e saprà reggersi sul principio di sussidarietà, allora sarà notevolmente più semplice organizzare una situazione dialogica e relazionale tra i diversi valori. Di contro, se questa dialettica tra singolo e società si risolverà nella mera logica della rappresentanza pura e semplice, a livello statuale, è evidente che tutti quei valori che non si sentono detentori di una effettiva sovranità politica tenderanno ad entrare in conflitto con gli altri che sono invece riconosciuti custodi di una sovranità politica effettiva. Non è dunque necessario che il politeismo democratico dei valori si concluda nel Relativismo, nel senso della assoluta equivalenza tra i valori, ma perché ciò non avvenga, affinché  all’interno del gioco egemonico una scala dei valori non schiacci le altre, è strettamente necessario connettere il tema dei valori con il tema della Forma democratica, con il tema della Forma Istituzionale Democratica: è imprescindibile il legame che lega queste due questioni.<br />
In ultima analisi, all’interno di un regime democratico, noi di Giovanile Democratica pensiamo che ci possa essere dialogo e relatività relazionale tra i diversi valori, espressione delle diverse etnie e comunità che abitano il nostro paese ma in generale il Mondo intero, soltanto se si instaura una forma istituzionale statutaria che sia poliarchica, ovvero che distribuisca all’interno dell’intera società civile sovranità effettive, parimenti ed equamente riconosciute e rappresentate.<br />
Se ciò non avverrà, da qui in futuro, assisteremo al dilagare o del puro relativismo o dell’assoluta sopraffazione egemonica di una scala dei valori rispetto alle altre, in tal modo schiacciate.<br />
Se crediamo realmente che il futuro inizi adesso, e che inizi con Noi giovani generazioni, dobbiamo lottare, culturalmente e politicamente, affinché questa conflittuale e antidemocratica prospettiva non si concretizzi nel “nostro futuro”.</p>
<p>LA DEMOCRAZIA</p>
<p>Tra le eredità che Noi della Giovanile Democratica custodiamo avvertiamo con particolare sensibilità quella che proviene dalla cultura democratica e progressista della sinistra italiana che fa di Giovanile Democratica una giovanile di Sinistra.<br />
L’ ortodossia dei movimenti politici giovanili, espressioni della sinistra italiana, ha sempre conservato come costante e peculiare paradigma politico tre fondanti e costitutivi punti cardinali: 1) L’analisi e l’interpretazione dell’uomo, del mondo e della filosofia della storia, 2) La particolare attenzione per la prassi politica nelle temperie e nei fermenti generazionali, 3) La costruzione e l’organizzazione di una struttura di partito che, irrorata dalle giovani generazioni, fosse in grado di interpretare le sensazioni, i disagi e le cause storiche delle loro espressioni culturali. Proprio a partire dal primo di questi tre punti, l’analisi storica che spetta alla politica giovane e al suo caratteristico fermento, appare prioritario comprendere per intero il senso che sta alla base del nome stesso che sostanzia sia la Giovanile che il Partito: democrazia.<br />
La domanda che Noi della Giovanile, in primo luogo, dobbiamo porci criticamente è la seguente: che cosa significa per la Giovanile Democratica e per il Partito Democratico la democrazia?<br />
Oggi la democrazia si è ridotta praticamente all’esercizio della sovranità da parte del popolo di eleggere i propri rappresentanti; ma quanto contino e in quale contesto si collochino questi rappresentanti e quanto la sovranità popolare si riduca all’esercizio di diritti di garanzia piuttosto che ad una autentica sovranità popolare questo rappresenta il tema dell’analisi storico-filosofica sulla democrazia contemporanea.<br />
A mio avviso il problema della democrazia, all’interno del nostro partito giovanile come all’interno del partito stesso deve essere coniugato al tema del federalismo politico: ci può essere reale democrazia in un Paese soltanto se si conferiscono pari poteri ai corpi intermedi, alle autonomie locali, a tutte quelle forme di espressione dell’autonomia del modo di organizzarsi, di produrre e di contare della società civile: se cioè vige un effettivo principio di sussidiarietà; se cioè i partiti politici , i sindacati, le scuole e tutti i diversi organismi vengono dotati di poteri costituenti, e non soltanto di diritti di pressione o di tutela. Questo ci appare configurarsi come il punto centrale del discorso democratico contemporaneo. Altrimenti se democrazia si riduce ad un concetto, ad un’idea di regime politico, regime statuale è evidente che finirà con l’essere sinonimo di mera delega, e la sovranità popolare si ridurrà ad essere una sovranità che si riduce a delegare qualche rappresentante a svolgere le sue funzioni senza che in aggiunta il popolo possa comprendere compiutamente e pienamente in quale contesto questa sovranità statuale si esercita.<br />
Dunque, per una politica realmente democratica bisogna rafforzare i poteri politici e le sovranità politiche entro l’ambito della società civile. Questo è l’unico, irrefutabile e realistico concetto chiave del federalismo politico correttamente inteso del quale necessita la democrazia e la forma politica contemporanea più che l’infima burocrazia politicante di natura autonomista e anarchica.  . Credo che il concetto di democrazia all’interno della Giovanile come all’interno del partito debba, per le ragioni che ho sostenuto, declinarsi in modo rigorosamente federalistico.</p>
<p>LA LIBERTA’</p>
<p>Quello della problematizzazione del termine libertà nell’età contemporanea sembra essere per la nostra giovanile un passaggio imprescindibile nell’edificazione di un modello sociale al quale guardare e nello sforzo culturale di ascoltare e rappresentare molteplici anime tra le giovani generazioni.<br />
Nell’età moderna e contemporanea l’idea della libertà si è andata sempre più declinando come libertà individuale del singolo e come espressione dei diritti individuali.<br />
Tuttavia questo concetto della libertà individuale si manifesta ad una lucida analisi come puramente negativo dal momento che non risulta come ne costitutivo ne costituente di qualcosa che riguardi la comunità sociale, la polis. Infatti affinché io costruisca qualcosa, nella società civile, non posso fondarmi soltanto ed esclusivamente sulla libertà individuale, devo bensì dar vita ad organizzazioni, siano esse politiche, di interesse sociale o economico. Bisogna dunque superare questo concetto puramente negativo di libertà individuale, senza sopprimerlo. Questo tra l’altro, è un tema di stampo tipicamente hegeliano: una libertà che non si concretizza, che non si incarna storicamente, ma rimane astratta nel suo ideale producendo soltanto errori storici e illusioni da un lato, situazioni estremamente anarchiche dall’altro.<br />
Come bilanciare e contemperare un concetto individuale di libertà, all’indietro del quale non si può procedere, con un concetto costitutivo e costituente di libertà. Ritorniamo, come in precedenza, al problema per eccellenza che investe la politica contemporanea: il problema giuridico-isituzionale della forma democratica che deve assumere tale bilanciamento. La forma e l’agire politico devono far si che si rafforzi il concetto e la pratica giuridica della libertà individuale facendola divenire concretamente il fulcro dell’organizzazione di corpi intermedi, di gruppi di interesse democratico dotati di effettiva sovranità.<br />
Compito della politica contemporanea, e quindi anche di un movimento politico giovanile che rappresenta il primo approccio che i cittadini più giovani hanno con l’idea della politica e le sue strutture, è quello di far sentire il cittadino, nella sua concretezza e determinatezza individuale, realmente sovrano. Se sovrano diventa il popolo genericamente inteso, è naturale che la sovranità verrà incarnata soltanto ed esclusivamente dall’assemblea che rappresenta il suddetto popolo, dai politici punto. Se invece il cittadino, nella sua dimensione di singolo individuo componente della polis, è autonomo, vuol dire che questi da se può dar vita alla creazione di corpi e organizzazioni sociali, che sono dotate di effettiva sovranità, pur nei loro limiti.<br />
Soltanto in tal modo la libertà individuale può diventare la libertà politica, nel senso costitutivo e costituente del termine.<br />
Il rischio che si corre, se ciò non si traduce in forma politica, è quello di una totale negatività politica, che vede il singolo cittadino passivo dinanzi alla politica statuale.<br />
Il mancato bilanciamento del problema della libertà individuale con quello dei diritti fondamentali del cittadino provoca una sconfitta della democrazia che va almeno in tre direzioni:<br />
1) nell’autodissoluzione del concetto di libertà individuale, 2) in forme di spontaneismo anarchico, 3) in forme di terrore da parte di alcuni che, convinti di essere gli unici liberi, tendono al dominio nei confronti di altri.</p>
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