Scuola, riforma superiore. La Gelmini oscura i forum

L’ha definita una “riforma epocale”, frutto di “un ampio confronto” con il mondo della scuola. Ma subito dopo lo show a Palazzo Chigi spalleggiata da Silvio Berlusconi, la maestra “unica” dell’istruzione ha oscurato tutti i forum sul riordino della scuola superiore dal sito istituzionale Indire, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica.

Una vera e propria censura per docenti, studenti e genitori. Sul web sono stati oscurati tutti i i thread intitolati “Conosci e commenta la riforma”. Un atto che la Gelminini ha compiuto senza alcun preavviso e senza alcuna motivazione.

Lo denuncia con rabbia il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia, materia scolastica che per altro la Gelmini ha pressochè “bandito” dalla sua scuola.

Intanto secondo Tuttoscuola, la riforma delle superiori porterà al taglio di 7 mila insegnanti negli istituti tecnico-professionali. Gli schemi iniziali dei regolamenti della riforma, approvati tra maggio e giugno 2009, prevedevano, spiega il mensile di settore, l’avvio della riforma anche per il secondo anno di corso per tutti, ma la critica generalizzata a questo doppio avvio ha convinto il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini a desistere, limitando l’avvio al primo anno. «Chi, invece, non era disposto a desistere era il ministero dell’Economia che dal minor orario delle seconde classi aveva programmato un cospicuo risparmio di risorse – ricordano da Tuttoscuola – per non incorrere nella clausola di salvaguardia, il Miur ha dovuto trovare altre risorse a compensazione e lo ha fatto riducendo gli orari delle classi successive alla prima (quinte escluse) per i tecnici e l’orario delle seconde e terze per i professionali (i licei sono salvi), con effetto immediato da settembre».

Per le classi dei tecnici si passerà dall’orario medio settimanale di 36 ore a 32 ore (sono interessate quasi 24 mila classi), con una conseguente riduzione di docenza pari a circa 5.300 posti di docente (senza contare anche i 400-500 posti di insegnanti tecnico pratici).

L’operazione dimagrimento per i professionali interesserà circa 10.800 classi, calcola Tuttoscuola: per le seconde si passerà dall’orario medio settimanale di 36 ore a 32, per le terze da 36 a 34 ore. La conseguente riduzione oraria dovrebbe determinare un minor fabbisogno di docenza pari a circa 1.800 posti (senza contare anche un centinaio di posti di insegnanti tecnico pratici «a registro»).

Complessivamente, quindi, i posti di docenza nelle classi intermedie dei tecnici e dei professionali si dovrebbero ridurre di oltre 7 mila posti. A questi sono da aggiungere almeno 500 posti degli insegnanti tecnico pratici. Si tratta, comunque, di stime da verificare, spiega il mensile, con le determinazioni dei nuovi organici che il Miur si prepara a definire per il prossimo anno scolastico.

da “L’Unità” 08 febbraio 2010

di ma.ier.

Risorgere all’alba di una nuova storia

In Italia le giovani generazioni sono oggi politicamente e socialmente ininfluenti. La società italiana non ama i giovani: non crea le condizioni per una loro partecipazione alla democrazia: non solo da un punto di vista politico, ma nega loro anche gli spazi sociali, le possibilità di sviluppo economico e intellettuale, la stessa serenità e speranza nel futuro di cui poteva godere la generazione precedente. La Repubblica è in evidente stato di disgregazione politica e sociale, oltre che di crisi economica. La distruzione del sistema politico della Prima Repubblica, la fine dei partiti di massa che in essa si erano sviluppati e il declino delle tradizioni politiche (e dei punti di riferimento economico-sociali) di cui essi erano portatori hanno lasciato un vuoto che non si è più colmato: quella che oggi chiamano la “Seconda Repubblica” in realtà non è mai veramente nata, perché mai è nato un sistema partitico stabile, mai sono state portate a compimento le necessarie riforme istituzionali, soprattutto mai in Italia si è più vista una classe politica che, nelle diverse declinazioni politiche, ha più avuto quel senso dello Stato e quella capacità di guida politica del Paese di cui poteva vantarsi la prima generazione di politici del Secondo Dopoguerra. Non possiamo nasconderlo: al fallimento della attuale classe politica- di destra e di sinistra- dal populismo personalistico e massmediatico (espressione del più potente gruppo capitalistico-mediatico del Paese) e incapace di delineare un futuro al sistema repubblicano, corrisponde la disgregazione della società civile e la sconfitta della generazione che ci ha preceduto, i cui ideali e sogni sono ormai naufragati nell’individualismo, nel menefreghismo o, nei casi migliori, nella protesta fine a sé stessa.
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Lettera di un giovane alla sua generazione

La nostra generazione, quella dei nati fra gli anni ‘80 e ’90, sta crescendo in un Paese molto strano. Siccome, però, è sempre ingiusto fare considerazioni generiche su un’intera collettività, desidero rivolgere l’attenzione ad una parte particolare di questa gioventù, che è poi quella a cui mi sento di appartenere.
Si tratta di quella grande parte della nostra generazione che sta vivendo con molte difficoltà il rapporto che, in quanto cittadini italiani, ci lega alla nostra Repubblica.
Quante volte ci sentiamo insoddisfatti della società in cui viviamo? Quante volte assistiamo impotenti alla volgarità diffusa nei mass-media? Quante volte, di fronte a così tanti problemi nazionali viene il desiderio di fuggire all’estero? Quante volte sentiamo dire con rassegnazione “ma che ci vuoi fare… questa è l’Italia…”?
Per noi, che abbiamo ricevuto una modesta cultura democratica, se non altro per le infinite possibilità di conoscenza di cui godiamo fra studi, viaggi all’estero, google e social networks, è naturale avere queste reazioni. Però, se ci fermassimo a riflettere, se per un attimo lasciassimo da parte la rabbia, potremmo paragonare l’Italia in cui viviamo la nostra giovinezza a quella in cui sono vissuti i nostri nonni oppure a tutti quei paesi del mondo di oggi dove la vita è molto più difficile. Ebbene, almeno sulla Carta (Costituzionale) dovremmo essere ben contenti di vivere nella nostra strana ma ancora in piedi repubblica democratica.
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Giovani Democratici: ragioni e obiettivi culturali e politici

Nel novembre del 2008 si è costituita l’organizzazione politica giovanile del Partito Democratico, i Giovani Democratici, che oggi rappresentano, dopo un anno intenso di attività fatto insieme di elaborazione e sintesi culturale e politica, il più importante movimento politico giovanile del Paese. Mi appare necessario perciò delineare il carattere e il carisma che i Giovani Democratici da protagonisti vogliono assumere in questo progetto di “Rinascita Culturale e Politica dell’Italia”.La politica del nostro Paese sta attraversando gli anni centrali della sua continua “decadénce”.
In un momento di acuta crisi politica, valoriale e ideale, nasce concretamente l’esigenza di costruire un nuovo ordine intellettuale e morale, cioè un nuovo tipo di società, quindi l’esigenza di elaborare ex novo i concetti più universali, le armi ideologiche più raffinate e diverse.
Il valore politico dei Giovani Democratici dipenderà, in maniera determinante, dalla sua capacità di interpretare le giovani generazioni, studiandone fermenti ed esiti storici, ponendo in esse le basi per l’auspicato “Risorgimento culturale e politico” di cui il nostro Paese ha urgentemente bisogno.La Giovanile, molto più che il Partito, è in grado di scardinare la crisi politica che vive il Paese attraverso l’elaborazione di nuovi modelli culturali, legati al nostro tempo ma nello stesso istante emergenti da esso, proiettati al futuro. Il nuovo soggetto politico giovanile dovrà impostare in tal senso il ritmo per uno sviluppo di una riflessione tanto ricca di spunti quanto articolata e flessibile, secondo le sensibilità e le necessità delle giovani generazioni.
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Economia: il sociale e il politico, sfere concentriche

Il crollo dei mutui subprime negli Stati Uniti nel 2008 ha portato ad una crisi finanziaria ed economica senza precedenti dal Dopo Guerra, e ha sconvolto la popolazione mondiale. Fallimento di Banche, imprese in crisi, tassi di disoccupazione in crescita esponenziale, povertà in aumento.
L’economia capitalistica è stata minacciata, e solo alla fine nel secondo semestre 2009 ci sono degli spiragli di ripresa in Italia così come nel mondo intero.
Trichet, presidente della BCE, ha affermato che l’Italia sarà una delle prime a riprendere la crescita, ma se uscisse dalla crisi crescendo (secondo le stime) come prima della recessione, ci vorrebbero 15 anni solo per tornare ai livelli di benessere precedenti la crisi. E’ una prospettiva tutt’altro che allettante. La ricetta per uscire della crisi non è la contrapposizione classica “capitalismo SI o NO” bensì “quale capitalismo”, con quali regole e meccanismi di distribuzione
del reddito e di gestione delle dinamiche e degli equilibri del mercato. Molti economisti recentemente vincitori del premio Nobel (Amartya Sen, Stiglitz, Krugman), attenti agli aspetti sociali dell’economia, evidenziano l’esigenza di un controllo della globalizzazione. Read more »