In difesa del Pubblico Impiego

In queste settimane l’Italia si avvia, purtroppo in un’indifferenza generale, alle elezioni europee. E’ l’occasione dunque non solo di un confronto fra diverse idee di Europa, ma anche tra i paesi europei e il nostro. Un campo in cui il ritardo del nostro paese emerge ancor di più rispetto agli altri grandi paesi europei come Francia e Germania è proprio uno dei più controversi e utilizzati a fini meschinamente propagandistici dall’attuale governo delle destre: il pubblico impiego. Siamo infatti reduci da mesi in cui si è scatenato un cieco quanto fanatico furore contro la pubblica amministrazione, per opera delle televisioni e dei giornali ma soprattutto dell’ormai famoso ministro Brunetta, un ex-socialista convertitosi alla destra ultraliberista e all’avversione per lo Stato (concepito come peso rispetto al mercato e non come mezzo di attuazione del benessere del popolo). Tralasciando la profonda incoerenza della persona, la cui condotta personale è quantomeno discutibile (ricordiamo solo che : 1) è contemporaneamente ministro e parlamentare, dunque o il Brunetta parlamentare o il Brunetta ministro è un gran fannullone che prende lo stipendio per un lavoro che non fa; 2) è stato un parlamentare europeo fannullone, data l’assenza dall’Aula di Strasburgo e il così poco lavoro fatto in ambito europeo, ancora una volta nonostante lo stipendio), nel presente articolo cercheremo non solo di dimostrare che il pubblico impiego si trova in una condizione disastrosa soprattutto per responsabilità dei governi della destra dal 2001 a oggi, ma che in Italia manca perfino una cultura stessa della pubblica amministrazione che invece l’Europa, in particolare la Francia, può vantare e con buone, anzi ottime ragioni.
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