La Ridefinizione caratterologica della politica: essenza, principi e fini nel nuovo soggetto politico giovanile
È prioritario, all’interno del processo di formazione del nuovo partito giovanile, riconoscere l’importanza dell’analisi critica e problematizzatrice della nuova cultura politica che Giovanile Democratica rappresenterà, in ragione delle differenti anime culturali che la costituiscono.
Il lavoro di plasmazione identitaria della Giovanile come del Partito richiederà una incessante operazione di relazionalità tra culture politiche diverse che si armonizzeranno tanto più quanto più dialogheranno criticamente.
Per questo mi è sembrato necessario riflettere sulle fondamenta dell’agire politico, sulle forme che questo agire presuppone e assume nella fase storico-politica che viviamo, e sul significato originario e caratteriologico dei grandi valori che la nuova giovanile dovrà studiare criticamente e problematizzare al suo interno per interpretarli, pensandoli modernamente.
IL VALORE
In un regime democratico nessun valore può pretendere di essere fondato in maniera assoluta, in ragione del fatto che la democrazia per dirsi tale ed esplicarsi nella società presuppone un politeismo valoriale; non vi può essere un valore o Dio etico unico e totalizzante attorno al quale ruotino tutte le forme di governo e tutte le prassi comportamentali che afferiscono alla polis, alla relazionalità sociale, alla “cosa pubblica”, e quindi a tutti noi che della polis siamo i soggetti.
Tuttavia l’assunto che il regime democratico implica un vero e proprio politeismo o pluralismo valoriale e ideale non significa che la democrazia sia un regime infondato, senza centro,all’interno del quale regna un’ assoluta indifferenza o equivalenza dei valori. La Secolarizzazione con i suoi assai diversificati esiti può condurre anche a queste conseguenze ma non è detto che sia l’unica conseguenza possibile. La relatività dei Valori non coincide con il Relativismo morale.
All’interno di un regime democratico non si può pensare una scala dei valori bensì ogni individuo, ogni singolo cittadino, in quanto soggetto della polis, è custode e portatore del proprio scrigno valoriale, rispetto al quale si sente perfettamente responsabile. Il problema reale, che corrisponde oggi alla vexata quaestio del dibattito etico-politico, risiede nella dialettica tra scrigno valoriale del singolo e piattaforma valoriale dell’etica pubblica, dei valori dell’Uno in relazione ai valori dei Molti all’interno di una medesima realtà. Per evitare questa potenziale conflittualità occorre che la responsabilità nei confronti della propria scala dei valori non entri in un rapporto di conflittualità e improduttività con gli altri portatori di sistemi valoriali. Affinché non si verifichi uno scontro valoriale, all’interno delle società occidentali, occorre instaurare un solido regime democratico: se la forma democratica sarà effettivamente poliarchia saprà realmente distribuire i poteri e saprà reggersi sul principio di sussidarietà, allora sarà notevolmente più semplice organizzare una situazione dialogica e relazionale tra i diversi valori. Di contro, se questa dialettica tra singolo e società si risolverà nella mera logica della rappresentanza pura e semplice, a livello statuale, è evidente che tutti quei valori che non si sentono detentori di una effettiva sovranità politica tenderanno ad entrare in conflitto con gli altri che sono invece riconosciuti custodi di una sovranità politica effettiva. Non è dunque necessario che il politeismo democratico dei valori si concluda nel Relativismo, nel senso della assoluta equivalenza tra i valori, ma perché ciò non avvenga, affinché all’interno del gioco egemonico una scala dei valori non schiacci le altre, è strettamente necessario connettere il tema dei valori con il tema della Forma democratica, con il tema della Forma Istituzionale Democratica: è imprescindibile il legame che lega queste due questioni.
In ultima analisi, all’interno di un regime democratico, noi di Giovanile Democratica pensiamo che ci possa essere dialogo e relatività relazionale tra i diversi valori, espressione delle diverse etnie e comunità che abitano il nostro paese ma in generale il Mondo intero, soltanto se si instaura una forma istituzionale statutaria che sia poliarchica, ovvero che distribuisca all’interno dell’intera società civile sovranità effettive, parimenti ed equamente riconosciute e rappresentate.
Se ciò non avverrà, da qui in futuro, assisteremo al dilagare o del puro relativismo o dell’assoluta sopraffazione egemonica di una scala dei valori rispetto alle altre, in tal modo schiacciate.
Se crediamo realmente che il futuro inizi adesso, e che inizi con Noi giovani generazioni, dobbiamo lottare, culturalmente e politicamente, affinché questa conflittuale e antidemocratica prospettiva non si concretizzi nel “nostro futuro”.
LA DEMOCRAZIA
Tra le eredità che Noi della Giovanile Democratica custodiamo avvertiamo con particolare sensibilità quella che proviene dalla cultura democratica e progressista della sinistra italiana che fa di Giovanile Democratica una giovanile di Sinistra.
L’ ortodossia dei movimenti politici giovanili, espressioni della sinistra italiana, ha sempre conservato come costante e peculiare paradigma politico tre fondanti e costitutivi punti cardinali: 1) L’analisi e l’interpretazione dell’uomo, del mondo e della filosofia della storia, 2) La particolare attenzione per la prassi politica nelle temperie e nei fermenti generazionali, 3) La costruzione e l’organizzazione di una struttura di partito che, irrorata dalle giovani generazioni, fosse in grado di interpretare le sensazioni, i disagi e le cause storiche delle loro espressioni culturali. Proprio a partire dal primo di questi tre punti, l’analisi storica che spetta alla politica giovane e al suo caratteristico fermento, appare prioritario comprendere per intero il senso che sta alla base del nome stesso che sostanzia sia la Giovanile che il Partito: democrazia.
La domanda che Noi della Giovanile, in primo luogo, dobbiamo porci criticamente è la seguente: che cosa significa per la Giovanile Democratica e per il Partito Democratico la democrazia?
Oggi la democrazia si è ridotta praticamente all’esercizio della sovranità da parte del popolo di eleggere i propri rappresentanti; ma quanto contino e in quale contesto si collochino questi rappresentanti e quanto la sovranità popolare si riduca all’esercizio di diritti di garanzia piuttosto che ad una autentica sovranità popolare questo rappresenta il tema dell’analisi storico-filosofica sulla democrazia contemporanea.
A mio avviso il problema della democrazia, all’interno del nostro partito giovanile come all’interno del partito stesso deve essere coniugato al tema del federalismo politico: ci può essere reale democrazia in un Paese soltanto se si conferiscono pari poteri ai corpi intermedi, alle autonomie locali, a tutte quelle forme di espressione dell’autonomia del modo di organizzarsi, di produrre e di contare della società civile: se cioè vige un effettivo principio di sussidiarietà; se cioè i partiti politici , i sindacati, le scuole e tutti i diversi organismi vengono dotati di poteri costituenti, e non soltanto di diritti di pressione o di tutela. Questo ci appare configurarsi come il punto centrale del discorso democratico contemporaneo. Altrimenti se democrazia si riduce ad un concetto, ad un’idea di regime politico, regime statuale è evidente che finirà con l’essere sinonimo di mera delega, e la sovranità popolare si ridurrà ad essere una sovranità che si riduce a delegare qualche rappresentante a svolgere le sue funzioni senza che in aggiunta il popolo possa comprendere compiutamente e pienamente in quale contesto questa sovranità statuale si esercita.
Dunque, per una politica realmente democratica bisogna rafforzare i poteri politici e le sovranità politiche entro l’ambito della società civile. Questo è l’unico, irrefutabile e realistico concetto chiave del federalismo politico correttamente inteso del quale necessita la democrazia e la forma politica contemporanea più che l’infima burocrazia politicante di natura autonomista e anarchica. . Credo che il concetto di democrazia all’interno della Giovanile come all’interno del partito debba, per le ragioni che ho sostenuto, declinarsi in modo rigorosamente federalistico.
LA LIBERTA’
Quello della problematizzazione del termine libertà nell’età contemporanea sembra essere per la nostra giovanile un passaggio imprescindibile nell’edificazione di un modello sociale al quale guardare e nello sforzo culturale di ascoltare e rappresentare molteplici anime tra le giovani generazioni.
Nell’età moderna e contemporanea l’idea della libertà si è andata sempre più declinando come libertà individuale del singolo e come espressione dei diritti individuali.
Tuttavia questo concetto della libertà individuale si manifesta ad una lucida analisi come puramente negativo dal momento che non risulta come ne costitutivo ne costituente di qualcosa che riguardi la comunità sociale, la polis. Infatti affinché io costruisca qualcosa, nella società civile, non posso fondarmi soltanto ed esclusivamente sulla libertà individuale, devo bensì dar vita ad organizzazioni, siano esse politiche, di interesse sociale o economico. Bisogna dunque superare questo concetto puramente negativo di libertà individuale, senza sopprimerlo. Questo tra l’altro, è un tema di stampo tipicamente hegeliano: una libertà che non si concretizza, che non si incarna storicamente, ma rimane astratta nel suo ideale producendo soltanto errori storici e illusioni da un lato, situazioni estremamente anarchiche dall’altro.
Come bilanciare e contemperare un concetto individuale di libertà, all’indietro del quale non si può procedere, con un concetto costitutivo e costituente di libertà. Ritorniamo, come in precedenza, al problema per eccellenza che investe la politica contemporanea: il problema giuridico-isituzionale della forma democratica che deve assumere tale bilanciamento. La forma e l’agire politico devono far si che si rafforzi il concetto e la pratica giuridica della libertà individuale facendola divenire concretamente il fulcro dell’organizzazione di corpi intermedi, di gruppi di interesse democratico dotati di effettiva sovranità.
Compito della politica contemporanea, e quindi anche di un movimento politico giovanile che rappresenta il primo approccio che i cittadini più giovani hanno con l’idea della politica e le sue strutture, è quello di far sentire il cittadino, nella sua concretezza e determinatezza individuale, realmente sovrano. Se sovrano diventa il popolo genericamente inteso, è naturale che la sovranità verrà incarnata soltanto ed esclusivamente dall’assemblea che rappresenta il suddetto popolo, dai politici punto. Se invece il cittadino, nella sua dimensione di singolo individuo componente della polis, è autonomo, vuol dire che questi da se può dar vita alla creazione di corpi e organizzazioni sociali, che sono dotate di effettiva sovranità, pur nei loro limiti.
Soltanto in tal modo la libertà individuale può diventare la libertà politica, nel senso costitutivo e costituente del termine.
Il rischio che si corre, se ciò non si traduce in forma politica, è quello di una totale negatività politica, che vede il singolo cittadino passivo dinanzi alla politica statuale.
Il mancato bilanciamento del problema della libertà individuale con quello dei diritti fondamentali del cittadino provoca una sconfitta della democrazia che va almeno in tre direzioni:
1) nell’autodissoluzione del concetto di libertà individuale, 2) in forme di spontaneismo anarchico, 3) in forme di terrore da parte di alcuni che, convinti di essere gli unici liberi, tendono al dominio nei confronti di altri.
1 Comment to “La Ridefinizione caratterologica della politica: essenza, principi e fini nel nuovo soggetto politico giovanile”
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By livia scarnecchia, 9 maggio 2009 @ 15:11
caro alberto, o anke alby, vengo ora a conoscenza di questo articolo, ke presumo sia tuo… sembra sentirti parlare!!! sei riuscito come sempre ad affrontare determinati tematiche in modo approfondito ed utilizzando un linguaggio profondamente filosofico.. mi è piaciuto molto… nn so se ti interessa il mio parere, ma lo reputo veramente interessante, per l’ analisi dettagliata, la sintesi ed il forte realismo politico. Hai colto i punti fondamentali di quella ke io definisco, e da quanto scrivo evinco te possa concordare in questo con me, ” crisi della democrazia ” e crisi del relativo ruolo dell’individuo come soggetto attivo della “polis politica”….. la tua soluzione mi piace e spero ci siano ancora dei momenti per poterne parlare assieme!!! a presto ed auguri ancora per la nuova carica che rivestirai ad ostiense!!!